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Teste di Moro in ceramica

Tra storia e legenda

TESTE DI MORO

La leggenda che ammanta le teste di moro, vasi che da secoli ornano e abbelliscono case e balconi dei siciliani, è una storia segnata da amore, passione ma soprattutto vendetta. Di fronte a questo celebre manufatto, ancora oggi, si rimane affascinati e, soprattutto, incuriositi.
 

Ma da dove proviene questa tanto affascinante quanto misteriosa creazione artigianale? Cominciamo dall’inizio. 

Ci troviamo a Palermo, tra l’anno Mille e il 1050 D.C., epoca che coincide con la dominazione dei Mori in Sicilia. 

In particolare, la vicenda, secondo la leggenda, si svolge nel quartiere della Kalsa (dall’arabo,
al-Khalisa, che significa "La pura" o "L'eletta"). Qui vive una bellissima ragazza, solita affacciarsi al balcone durante la cura delle sue piante. Un moro, un giorno, si accorge di lei e ne rimane talmente affascinato da volerle dimostrare, con profonde promesse ed effusioni appassionate, il suo amore.
La bella ragazza, che ricambia l'amore, resta però ignara di un oscuro segreto: il moro, infatti, sarebbe tornato di lì a poco in Oriente e lì si sarebbe ricongiunto con la sua famiglia, con la moglie e i figli.

La giovane siciliana, ferita nell’orgoglio e trafitta da quello che aveva creduto potesse essere il grande amore della sua vita, pianifica una cruenta e crudele vendetta.
Una notte, mentre il giovane dorme, lo uccide e lo decapita. Dopo il macabro rituale, la giovane decide di usare la testa dell’amato come una "grasta" (dal latino tardo-imperiale gastra, ovvero ventre,  ricordando appunto la forma del vasellame) che in siciliano vuol dire, naturalmente, vaso. Vaso nel quale la ragazza decide di piantare del basilico che, grazie alle lacrime amare versate dalla giovane, cresce sempre più rigoglioso (inoltre, il basilico è una pianta legata alla simbologia divina e associata da sempre alla sacralità e ai riti funebri. Non solo, ma per i romani questa pianta era il simbolo degli innamorati). Questa pianta, di lì a poco, suscita l’invidia di tutti gli abitanti del quartiere i quali, nella speranza di poter ottenere una pianta altrettanto bella e rigogliosa, chiedono agli artigiani di crear loro dei vasi di terracotta con la stessa forma e le stesse fattezze. Da questa triste, quanto cruenta storia, sarebbero nati gli splendidi vasi chiamati Teste di Moro che adornano e abbelliscono oggi non solo gli esterni, ma anche gli interni di diverse case e abitazioni.

La leggenda delle Teste di Moro sembra poter aver inoltre ispirato uno dei più grandi scrittori della letteratura italiana: Giovanni Boccaccio. Nella prima novella della quarta giornata del Decameron, ovvero la giornata dedicata agli amori infelici, la protagonista, Madonna Lisabetta, innamoratasi del servo di famiglia, decide di confidargli il suo amore e da questi viene ricambiato. I fratelli della ragazza, tuttavia, poiché avevano già deciso che la ragazza avrebbe sposato un ricco mercante fiorentino, scoperta la loro relazione, decidono di catturare, uccidere e seppellire il giovane servo.
Lisabetta, dopo aver saputo della crudele azione degli insensibili fratelli, decide di riesumare il cadavere e, con la testa di questo, farne un vaso nel quale avrebbe piantato del basilico che avrebbe innaffiato quotidianamente con le sue tristi e amare lacrime.

Esiste tuttavia anche un’altra versione della leggenda, forse anche più filologicamente corretta rispetto alla precedente. La fanciulla protagonista di questa seconda versione, in questo caso, è di nobili origini e, dopo essersi infatuata di un giovane moro, decide di intraprendere una relazione amorosa proibita con quest’ultimo. Il loro amore, tuttavia, viene presto scoperto e i due vengono uccisi e decapitati. La famiglia della giovane, per l’onta su loro ricaduta a causa di questo amore, tanto intenso quanto clandestino e impossibile, decide di tramutare entrambe le teste in vasi, adornate di fiori, e posizionate su un balcone, affinché tutti potessero conoscere la vergogna di quell’amore. Non solo, ma la coppia di teste, esposta in questo modo, diventava un monito per tutti coloro che avessero anche solo pensato di compiere un’azione tanto dissacrante e illegale. Così, come i due si amarono in vita, anche in morte diventarono inseparabili e per sempre uniti. Questa versione della storia delle Teste di Moro, infatti, spiegherebbe il perché vengono realizzate, e spesso regalate, in coppia.

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